DA OGGI GIOVANNI DONZELLI, DETTO MINNIE MOUSE, DEVE ESSERE CONOSCIUTO ANCHE COME "IL TEMERARIO"
L’edizione telematica di domenica dodici aprile del quotidiano romano Il Tempo contiene un articolo – firmato da tale Gianni Di Capua – nel quale si ribattono le ultime sciocchezze proferite dal responsabile del dipartimento Organizzazione di Fratelli d’Italia, l’onorevole Giovanni Donzelli detto Minnie Mouse.
Il politicante in questione è un disco rotto; continua ad attaccare, senza vergogna alcuna, i suoi colleghi di “sinistra” sostenendone la doppia morale: intransigente con i nemici e assai indulgente verso il comportamento dei suoi esponenti, Ilaria Salis – il suo bersaglio preferito – in testa.
Nella foga, il parlamentare fiorentino si lascia andare a dichiarazioni temerarie: «Giorgia Meloni ha chiesto di affrontare seriamente il tema del rischio di infiltrazioni della criminalità nei partiti, tutti, anche nel nostro. Siamo orgogliosi del fatto che eventuali tentativi non abbiano mai condizionato le nostre scelte. Abbiamo rafforzato la lotta alle mafie, tra beni confiscati, boss arrestati, norme più severe e difesa del 41 bis. Se qualcuno ha provato a influenzarci, ha ottenuto l’effetto opposto».
Occorre davvero tanto coraggio per sostenere una tesi del genere: solo per restare in un territorio che chi scrive conosce piuttosto bene, i casi di “vicinanza” della cricca meloniana alla criminalità organizzata sono innumerevoli, alcune documentate persino da sentenze della Magistratura.
I casi sono due: o l’esponente revanscista ha la memoria cortissima, oppure la sua è la solita propaganda zeppa di falsità; lasciando per un momento perdere l’affaire del ristorante “Le 5 forchette-Bisteccherie d’Italia”, che ha travolto i vertici piemontesi del suo partito, basti ricordare la questione dell’ex senatore Roberto Rosso.
Egli è stato condannato per “voto di scambio politico-mafioso” ad anni quattro e mesi quattro di reclusione: il fatto che la Suprema Corte di Cassazione abbia in seguito annullato la condanna, rinviando il procedimento all’appello, è del tutto ininfluente.
Bisogna ricordare che l’organo supremo della Magistratura non si occupa del merito delle sentenze, bensì della legittimità delle stesse: non sindaca sul risultato concreto del procedimento, ma su questioni che attengono alla parità di trattamento tra chi sostiene l’accusa e chi rappresenta la difesa.
Infine, non si insulti la nostra intelligenza sostenendo che il reprobo fu cacciato dal partito: chiunque abbia vissuto in Piemonte, durante le sue scorribande nella qualità di assessore agli Affari Legali – si prega di non ridere, grazie – e Contenzioso, sa benissimo che costui era una figura fondamentale, imprescindibile fino al momento della sentenza.
Bosio (Al), 22 aprile 2026
la Redazione del blog Pennatagliente
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